Stress test: italiane promosse
Nel worst scenario del Cebs le cinque banche italiane sottoposte a test riuscirebbero a mantenersi solide e resistenti. Sette bocciate a livello europeo, tra cui Hypo Real Estate e cinque casse di risparmio spagnole
(26/07/2010)
Stress test superato, almeno per le banche italiane. Il risultato dei test sulla resistenza e sulla solidità patrimoniale di 91 banche europee vede solo sette banche “bocciate”: la tedesca Hypo Real Estate, la greca Ata Bank e cinque casse di risparmio spagnole Diada, Cajasur, Espiga, Unnim e Banca Civica.
Tutte promosse le cinque banche sottoposte al test. UniCredit, Intesa Sanpaolo, UBI Banca, Banco Popolare e Mps sono in grado di fronteggiare il peggioramento dell’economia immaginato nello scenario negativo del Cebs – Committee of European Banking Supervisors, e non hanno quindi bisogno di rafforzare il loro patrimonio. Nel “worst scenario” per il 2011, UniCredit avrebbe un Tier 1 ratio del 7,8%, Intesa Sanpaolo sarebbe all’8,2%, Banco Popolare al 7%, UBI Banca al 6,8% e Mps al 6,2%.
Oggetto del test era anche l’esposizione delle banche verso i debiti sovrani. UniCredit ha un’esposizione netta di 801 milioni verso la Grecia, 537 milioni verso la Spagna e 186 milioni verso il Portogallo. Situazione simile per Intesa Sanpaolo, esposta per 828 milioni (lordi) al debito greco, per 556 milioni a quello spagnolo e per 156 milioni a quello irlandese. L’esposizione netta verso l’Italia del Banco Popolare è invece di 8,28 miliardi di euro, quella verso la Spagna ammonta a 151 milioni di euro e quella verso la Grecia a 89 milioni. Più composita l’esposizione di Mps, che possiede bond dello Stato italiano per 27,75 miliardi, 35 milioni di bond greci, 116 milioni di bond spagnoli, 103 milioni di bond tedeschi e 93 milioni di bond portoghesi.
E proprio sulla comunicazione dei dati relativi all’esposizione delle banche al debito degli Stati si concentra una delle polemiche nate a seguito della diffusione dei risultati dello stress test: secondo fonti di stampa, alcune banche tedesche avrebbero omesso di comunicare proprio le informazioni relative alla loro esposizione ai titoli di Stato.
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