Le microimprese richiedono più consulenza assicurativa

Una sintesi della ricerca presentata dal professor Cacciamani al convegno “Microimprese e rischi: strumenti, intermediari, mercati” organizzato da Uniparmaassicurazioni e Assicura. Le microimprese rappresentano il 94,9% del sistema imprenditoriale italiano e hanno una scarsa cultura assicurativa: risultano infatti sottoassicurate rispetto al rischio


(22/02/2008)

 

Sul numero di aprile 2008 della rivista Assicura verranno pubblicati gli atti del Convegno con gli interventi di: Claudio Cacciamani, professore di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università di Parma; Francesco Paparella, Presidente AIBA;  Giuseppe Vivace, Responsabile Credito e Finanza CNA Lombardia; Maurizio Magnoni, Responsabile Linea Aziende Unipol; Elio Pugliese, Presidente UEA; Gianni Triolo, Responsabile Nazionale Credito e Incentivi della Confesercenti; Roberto Bosco, Presidente Anra, Associazione Nazionale Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali.

 

Le microimprese italiane hanno bisogno di consulenza assicurativa: è il risultato della ricerca realizzata dal Professor Claudio Cacciamani del Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Parma sul rapporto tra il mondo delle piccole imprese e le assicurazioni su un campione di 400 micro e piccole aziende, presentata a Parma nel corso del convegno "Microimprese e rischi: strumenti, intermediari, mercati", organizzato da Uniparmassicurazioni e dalla rivista Assicura.

Le piccole imprese sono altamente vulnerabili: l'analisi e la priorità degli interventi di gestione e trasferimento del rischio richiede l'intervento di un consulente indipendente, come il broker di assicurazioni, in grado di ottimizzare i costi tramite l'elaborazione di un programma assicurativo basato sulle necessità reale di ogni azienda.

“L’abolizione del vincolo delle polizze decennali introdotta dal Decreto Bersani, convertito in legge la scorsa primavera, spiega Francesco G. Paparella, presidente AIBA, Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni, ha aperto il comparto delle piccole imprese alla libera concorrenza, mettendo fine a un’anomalia tipicamente italiana che per troppo tempo ha prodotto effetti negativi sulla concorrenza del settore e aprendo nuovi spazi ai broker che hanno oggi la possibilità di fornire ai piccoli imprenditori quel puntuale servizio di consulenza da loro richiesto”.

In base alla nuova norma il contraente ha la possibilità di disdire il contratto di anno in anno, senza costi aggiuntivi.

La totalità del campione della ricerca si è dichiarato cosciente dei rischi cui l'azienda si espone. A occuparsene, nella stragrande maggioranza dei casi (il 92%) è lo stesso imprenditore, mentre solo l'8% si affida a un consulente esterno.

L'indagine del professor Cacciamani ha anche rilevato una scarsa propensione dell'assicuratore a una sua azione "formativa": l'11% presenta all'imprenditore i rischi in generale e disegna polizze in base alle sue necessità, l'89% sottoscrive le polizze richieste dall'imprenditore, mentre il 7% fa consulenza.

Una figura, quella dell'imprenditore, che spesso coincide con l’impresa stessa. “La centralità dell’imprenditore nella microimpresa, commenta Cacciamani, impedisce l’impulso alla ricerca e all’integrazione di nuove figure professionali più performanti in un’ottica di gestione dei rischi sia finanziari sia operativi. Vengono trascurati, perché non conosciuti, molti rischi che espongono potenzialmente l’impresa a gravi dissesti economici”.

Per quanto riguarda il tipo di polizze sottoscritte dalle aziende, si verifica l'esistenza di una scarsa cultura assicurativa: il 98% delle aziende ha polizze in caso di Infortuni e Malattie, il 61% una polizza Incendio, il 39% una All Risk. Le percentuali scendono al 30% per la RC Operai e al 16% per il furto. Le polizze di Business Interruption (danni indiretti) risultano completamente sconosciute: è una copertura poco diffusa in Italia, al contrario di quanto avviene in Europa, che tutela l'azienda contro i rischi da fermo del ciclo produttivo causati da un sinistro, ripristinando le condizioni economiche e finanziarie.

Le aziende italiane, di qualsiasi dimensione, risultano sottoassicurate anche nei rami più semplici e hanno una conoscenza approssimativa dei rischi cui sono sottoposte. Questo comporta una gestione dei rischi lacunosa che può esporre l’azienda, soprattutto quella di piccole dimensioni che dispone di una limitata patrimonialità, a conseguenze devastanti fino a comprometterne potenzialmente la sopravvivenza.

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